Pregiudizi sull’Aids, riflessioni su una lezione universitaria di igiene

Il Corpo Aggiunto della Facoltà di Studi Umanistici dell'Università di Cagliari a Sa Duchessa, dove si è tenuta la lezione di oggi.
Il Corpo Aggiunto della Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari a Sa Duchessa, dove si è tenuta la lezione di oggi. Foto: GiDessi/2014

La sieropositività è una condizione molto delicata. Oggi ho cercato di farlo notare al mio docente di Igiene che si è lasciato andare ad affermazioni molto superficiali durante una lezione. Non è la prima volta che capita. Altre volte però ho lasciato perdere perché occupandomi direttamente della questione Hiv/Aids per volontariato è normale essere molto sensibili al tema e affrontarlo con tecnicismi e attenzioni che non tutti sono tenuti ad utilizzare. Non tutti. Ma gli addetti alla cura delle persone, specialmente alla cura della salute delle persone e tutti i loro formatori, non possono permettersi scivoloni e leggerezze.

Perché se anche i principali telegiornali diffondono inesattezze, la responsabilità è del cronista che in qualche modo cerca di riparare l’errore scusandosi e rettificando. Questo però non è accaduto durante la lezione di oggi. Il docente ha ritrattato solo dopo aver capito che del tema me ne occupo e solo dopo aver alzato la voce dagli ultimi banchi dell’aula. E prima che mi qualificassi come responsabile scuola della Lila ha avuto il coraggio di chiedermi se fossi malato di Aids.

Questa è stata una domanda alla quale non ho avuto coraggio di rispondere se non sottolineando l’inopportuna superficialità e ironia che il docente si sarebbe dovuto risparmiare in aula. Questo non è il posto adatto per valutare l’insegnamento ma vorrei spiegare ai miei colleghi di corso e a tutto il resto del mondo che comportamenti simili vanno respinti, stigmatizzati e annullati minuto per minuto. Perché le sofferenze più grandi delle persone sieropositive non stanno soltanto negli effetti collaterali delle terapie ma nei pregiudizi, preconcetti e leggerezza che oggi è stata platealmente esibita in un’aula universitaria.

Non mi interessa che qualcuno prenda posizione o provvedimenti. Tra i miei colleghi più di qualcuno si informa in autonomia e qualcuno ha espresso interesse sulla Lila e sulle attività che organizza e senza l’episodio di oggi l’associazione avrebbe avuto meno pubblicità.

Qui mi fermo, perché ho intenzione di laurearmi a breve e perché la valutazione degli insegnamenti è obbligatoria prima di iscriversi agli esami, sul sito dell’Università.

Ps
per aggiornamenti su Lila Cagliari: (FacebookTwitterInstagram
per iscriversi al corso di formazione nuovi volontari Lila (scade il 10 gennaio 2016)

Pps
Non ho spiegato l’episodio né era mia intenzione fare una cronaca. È più importante lanciare il messaggio contro i pregiudizi, anche perché fanno abbassare la guardia e distruggono gli interventi deboli di prevenzione

Ppps
Nel corso della lezione successiva, all’apertura del dibattito ho fatto ulteriore chiarezza e in classe sono stati proiettati alcuni spot, anche Lila.

Precedente Meno fiaccolate, più accoglienza. Il corridoio umanitario non si può tralasciare Successivo Pregiudizi sull'Aids. La lezione del giorno dopo